Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Anche in una società più decente di questa, mi sa che mi troverò a mio agio e d'accordo sempre con una minoranza. (Nanni Moreti)
Acerca de mim
sexta-feira, 31 de dezembro de 2010
Liberdade
«Niente di più frequente che udire ai giorni nostri l'annunzio giubilante o l'ammissione rassegnata o la lamentazione disperata che la libertà abbia ormai disertato il mondo, che il suo ideale sia tramontato sull'orizzonte della storia, con un tramonto senza promessa di aurora. Coloro che così parlano scrivono e stampano, meritano il perdono motivato con le parole di Gesù: perchè non sanno quel che si dicano. Se lo sapessero, se riflettessero, si accorgerebbero che asserire morta la libertà vale lo stesso che asserire morta la vita, spezzata la sua intima molla. E, per ciò che si attiene all'ideale, proverebbero grande imbarazzo all'invito di enunciare l'ideale che si è sostituito, o potrebbe mai sostituirsi, a quello della libertà; e anche qui si avvedrebbero che non ve n'ha alcun altro che lo pareggi, nessun altro che faccia battere il cuore dell'uomo nella sua qualità di uomo, nessun altro che meglio risponda alla legge stessa della vita, che à storia e le deve perciò corrispondere un ideale nel quale la storicità sia accettata e rispettata e messa in condizione di produrre opere sempre più alte.
Certo, nell'opporre alle legioni dei diversamente pensanti o diversamente favellanti queste proposizioni apodittiche si è ben consapevoli che esse sono proprio di quelle che possono far sorridere o muovere a scherni verso il filosofo, il qual par che caschi sul mondo come un uomo dell'altro mondo, ignaro di ciò che la realtà è, cieco e sordo alle sue dure fattezze e alla sua voce o ai suoi gridi. Anche senza soffermarsi sugli avvenimenti e sulle condizioni contemporanee onde in molti paesi gli ordini liberali, che furono il grande acquisto del secolo decimonono e sembrarono acquisto in perpetuo, sono crollati e in molti altri s'allarga il desiderio di questo crollo, la storia tutta mostra, con brevi intervalli d'inquieta, malsicura e disordinata libertà, con rari lampeggiamenti di una felicità piuttosto intravista che mai posseduta, un accavallarsi di oppressioni, d'invasioni barbariche, di depredazioni, di tirannie profane ed ecclesiastiche, di guerre tra i popoli e nei popoli, di persecuzioni, di esili e di patiboli. E, con questa vista innanzi agli occhi, il detto che la storia è storia della libertà suona come un'ironia o, asserito sul serio, come una balordaggine.
Senonchè la filosofia non sta al mondo per lasciarsi sopraffare dalla realtà quale si configura nelle immaginazioni percosse e smarrite, ma per interpretarla, sgombrando le immaginazioni. Così, indagando e interpretando, essa, la quale ben sa come l'uomo che rende schiavo l'altro uomo sveglia nell'altro la coscienza di sè e lo avvia alla libertà, vede serenamente succedere a periodi di maggiore altri di minore libertà, perchè quanto più stabilito e indisputato è un ordine liberale, tanto più decade ad abitudine, e, scemando nell'abitudine la vigile coscienza di sè stesso e la prontezza della difesa, si dà luogo ad un vichiano ricorso di ciò che si credeva che non sarebbe mai riapparso al mondo, e che a sua volta aprirà un nuovo corso.»
Certo, nell'opporre alle legioni dei diversamente pensanti o diversamente favellanti queste proposizioni apodittiche si è ben consapevoli che esse sono proprio di quelle che possono far sorridere o muovere a scherni verso il filosofo, il qual par che caschi sul mondo come un uomo dell'altro mondo, ignaro di ciò che la realtà è, cieco e sordo alle sue dure fattezze e alla sua voce o ai suoi gridi. Anche senza soffermarsi sugli avvenimenti e sulle condizioni contemporanee onde in molti paesi gli ordini liberali, che furono il grande acquisto del secolo decimonono e sembrarono acquisto in perpetuo, sono crollati e in molti altri s'allarga il desiderio di questo crollo, la storia tutta mostra, con brevi intervalli d'inquieta, malsicura e disordinata libertà, con rari lampeggiamenti di una felicità piuttosto intravista che mai posseduta, un accavallarsi di oppressioni, d'invasioni barbariche, di depredazioni, di tirannie profane ed ecclesiastiche, di guerre tra i popoli e nei popoli, di persecuzioni, di esili e di patiboli. E, con questa vista innanzi agli occhi, il detto che la storia è storia della libertà suona come un'ironia o, asserito sul serio, come una balordaggine.
Senonchè la filosofia non sta al mondo per lasciarsi sopraffare dalla realtà quale si configura nelle immaginazioni percosse e smarrite, ma per interpretarla, sgombrando le immaginazioni. Così, indagando e interpretando, essa, la quale ben sa come l'uomo che rende schiavo l'altro uomo sveglia nell'altro la coscienza di sè e lo avvia alla libertà, vede serenamente succedere a periodi di maggiore altri di minore libertà, perchè quanto più stabilito e indisputato è un ordine liberale, tanto più decade ad abitudine, e, scemando nell'abitudine la vigile coscienza di sè stesso e la prontezza della difesa, si dà luogo ad un vichiano ricorso di ciò che si credeva che non sarebbe mai riapparso al mondo, e che a sua volta aprirà un nuovo corso.»
Benedetto Croce, La Storia come Pensiero e come Azione
quinta-feira, 30 de dezembro de 2010
Rememberance
And you wait, keep waiting for that one thing
which would infinitely enrich your life:
the powerful, uniquely uncommon,
the awakening of dormant stones,
depths that would reveal you to yourself.
which would infinitely enrich your life:
the powerful, uniquely uncommon,
the awakening of dormant stones,
depths that would reveal you to yourself.
In the dusk you notice the book shelves
with their volumes in gold and in brown;
and you think of far lands you journeyed,
of pictures and of shimmering gowns
worn by women you conquered and lost.
with their volumes in gold and in brown;
and you think of far lands you journeyed,
of pictures and of shimmering gowns
worn by women you conquered and lost.
And it comes to you all of a sudden:
That was it! And you arise, for you are
aware of a year in your distant past
with its fears and events and prayers.
That was it! And you arise, for you are
aware of a year in your distant past
with its fears and events and prayers.
quarta-feira, 29 de dezembro de 2010
Metahistory
«Yet Nietzsche's idea of history was a little appreciated by professional historians as Hegel's, not because his reflections on history were clouded by a technical language of the sort used by Hegel, but because his meaning was all too clear and all too obviously threatening to professional conceptions of history's competence. Nietzsche's purpose was to destroy belief in a historical past from which men might learn any single, substantial truth. For Nietzsche - as for Burckhardt - there were as many "truths" about the past as there were individual perspectives on it. In his view, the study of history ought never to be merely an end in itself but should always serve as a means to some vital end or purpose. Men looked at the world in ways that conformed to the purposes which motivated them; and they required different visions of history to justify the various projects which they had to undertake in order to realize their humanity fully. Basically, therefore, Nietzsche divided the ways in which men looked at history into two kinds: a life-denying kind, which pretended to find the single eternally true, or "proper", way of regarding the past; and a life-affirming kind, which encouraged as many different visions of history as there were projects for winning a sense of self in individual human beings. The desire to believe that there was one, eternally true, or "proper", idea of history was, in Nietzsche's opinion, another vestige of the Christian need to believe in the one, true God - or of Christianity's secular counterpart, Positivist science, with its need to believe in a single, complete, and completely true body of natural laws. To both of these essentially constrictive conceptions of truth and to their equivalents in art - Romanticism and Naturalism - Nietzsche opposed his own conception of the relativity of every vision of the real.»
Hayden White, Metahistory
terça-feira, 28 de dezembro de 2010
Mawlana Jalal-ad-Din Rumi's Ode
Our death is our wedding with eternity.
What is the secret? "God is One."
The sunlight splits when entering the windows of the house.
This multiplicity exists in the cluster of grapes;
It is not in the juice made from the grapes.
For he who is living in the Light of God,
The death of the carnal soul is a blessing.
Regarding him, say neither bad nor good,
For he is gone beyond the good and the bad.
Fix your eyes on God and do not talk about what is invisible,
So that he may place another look in your eyes.
It is in the vision of the physical eyes
That no invisible or secret thing exists.
But when the eye is turned toward the Light of God
What thing could remain hidden under such a Light?
Although all lights emanate from the Divine Light
Don't call all these lights "the Light of God";
It is the eternal light which is the Light of God,
The ephemeral light is an attribute of the body and the flesh.
...Oh God who gives the grace of vision!
The bird of vision is flying towards You with the wings of desire.
What is the secret? "God is One."
The sunlight splits when entering the windows of the house.
This multiplicity exists in the cluster of grapes;
It is not in the juice made from the grapes.
For he who is living in the Light of God,
The death of the carnal soul is a blessing.
Regarding him, say neither bad nor good,
For he is gone beyond the good and the bad.
Fix your eyes on God and do not talk about what is invisible,
So that he may place another look in your eyes.
It is in the vision of the physical eyes
That no invisible or secret thing exists.
But when the eye is turned toward the Light of God
What thing could remain hidden under such a Light?
Although all lights emanate from the Divine Light
Don't call all these lights "the Light of God";
It is the eternal light which is the Light of God,
The ephemeral light is an attribute of the body and the flesh.
...Oh God who gives the grace of vision!
The bird of vision is flying towards You with the wings of desire.
Mawlana Jalal-ad-Din Rumi, Mystic Odes
O Príncipe
«Não se surpreenda ninguém de que, nas considerações que venha a fazer sobre os principados inteiramente novos, e sobre o príncipe e o Estado, aduza eu exemplos notabilíssimos; porquanto, caminhando os homens quase sempre sobre vias já exploradas por outros, e conduzindo-se como imitadores, e ainda que não possa repetir inteiramente os caminhos alheios, nem atingir o valor dos que são imitados, deve um homem prudente seguir sempre o caminho dos grandes homens, e tratar de imitar os excelentes, a fim de que se o seu valor os não alcançar, ao menos receba deles algum perfume; importa fazer como os arqueiros prudentes, aos quais, por parecer assaz distante o ponto que desejam ferir, e por conhecer até onde pode chegar o tiro do seu arco, põem a mira muito acima do alvo, não para atingir com a flecha tal altura, mas sim para, com a ajuda de tão alta mira, bater no objectivo.»
Maquiavel, O Príncipe
Maquiavel
«Deve ainda aquele que está numa província estranha em tudo, tal como se disse, fazer-se chefe e defensor dos vizinhos menos poderosos, tratando de enfraquecer os que o são mais, e evitando de todas as formas que nela se imiscua um forasteiro tão forte como ele. E sempre tal intervenção será de esperar da indústria os descontentes que o são por medo ou demasia de ambição; como se viu com os Etólios que introduziram os romanos na Grécia; em todo o território em que estes entraram, a ele foram chamados pelos habitantes. E a lei das coisas está em que logo que um estrangeiro forte entra numa província, a ele aderem todos os que nela têm pior estado, movidos da inveja que alimentam contra os poderosos; tanto assim é que, relativamente aos deserdados da fortuna, não tem porque afadigar-se em aliciá-los, dado que logo estão, voluntariamente, do lado do novo Estado.(...) Porque os romanos fizeram [...] aquilo que todos os príncipes sábios deveriam fazer: os quais não somente devem atender as vicissitudes presentes como também as futuras, e a todas obviar com inteira diligência: porque, prevenindo-se com grande antecipação, facilmente se lhes pode dar remédio, mas, esperando que elas nos aguilhoem, a medicina já está fora de tempo porque a enfermidade se tornou incurável, ocorre aqui o que dizem os físicos do ético, que no princípio do mal é fácil de curar e difícil de conhecer, mas que, passado tempo, desde que se não tenha logo diagnosticado e medicado, é fácil de conhecer e difícil de curar. Assim acontece nas coisas do Estado; porque, conhecendo-se com antecipação (coisa que se não oferece senão ao homem prudente) os males que nele nascem, é possível curá-los rapidamente; mas quando, pela ignorância deles, crescem de tal modo que todos se apercebem da sua existência, é que não há mais remédio.»
Maquiavel, O Príncipe
segunda-feira, 27 de dezembro de 2010
Parsival
«Se o coração é habitado pela hesitação, a alma lamentá-lo-á. Vergonha e honra chocam-se onde a coragem de um homem resoluto se torna matizada como a plumagem da pega. Mas esse homem poderá ainda assim ser prazenteiro, por o Céu e o Inferno ocupam partes iguais dentro dele. O amigo da infidelidade veste-se de negro e ostenta um aspecto obscuro, enquanto o homem de temperamento leal tende para o branco.
Esta comparação alada é demasiado ligeira para os espíritos imaturos. Falta-lhes capacidade para a compreenderem e ela passa por eles como uma lebre assustada! Tal como acontece com um espelho baço ou o sonho de um cego. Assim se revela a face de contornos obscuros: mas a negra imagem não defende, apenas permite a alegria momentânea. Quem me belisca a palma da mão, onde nunca um pêlo cresceu? Deveria realmente ter aprendido a apertar a mão com firmeza! Tivesse eu gritado um receoso 'Oh!' e isso ter-me-ia marcado como tolo. Poderei eu encontrar lealdade onde ela vai desvanecer-se, como o fogo numa fonte ou o orvalho ao sol?
Por outro lado, eu tenho ainda de conhecer um homem tão sábio que ignore alegremente qual a orientação que esta história requer e a edificação que lhe oferece. O conto nunca perde o ânimo, mas foge e persegue, volta para trás e vira-se para o ataque e divide a culpa e o louvor. O homem que segue todas estas vicissitudes e que não pára muito tempo nem se perde e doutro modo sabe onde permanece, foi bem servido de engenho e juízo.
A falsa amizade conduz ao fogo e destrói a nobreza do homem como granizo. No conto a sua lealdade é tão escassa que se encontrasse moscardos na floresta eles não perderiam nem uma picada em cada três.»
Esta comparação alada é demasiado ligeira para os espíritos imaturos. Falta-lhes capacidade para a compreenderem e ela passa por eles como uma lebre assustada! Tal como acontece com um espelho baço ou o sonho de um cego. Assim se revela a face de contornos obscuros: mas a negra imagem não defende, apenas permite a alegria momentânea. Quem me belisca a palma da mão, onde nunca um pêlo cresceu? Deveria realmente ter aprendido a apertar a mão com firmeza! Tivesse eu gritado um receoso 'Oh!' e isso ter-me-ia marcado como tolo. Poderei eu encontrar lealdade onde ela vai desvanecer-se, como o fogo numa fonte ou o orvalho ao sol?
Por outro lado, eu tenho ainda de conhecer um homem tão sábio que ignore alegremente qual a orientação que esta história requer e a edificação que lhe oferece. O conto nunca perde o ânimo, mas foge e persegue, volta para trás e vira-se para o ataque e divide a culpa e o louvor. O homem que segue todas estas vicissitudes e que não pára muito tempo nem se perde e doutro modo sabe onde permanece, foi bem servido de engenho e juízo.
A falsa amizade conduz ao fogo e destrói a nobreza do homem como granizo. No conto a sua lealdade é tão escassa que se encontrasse moscardos na floresta eles não perderiam nem uma picada em cada três.»
Wolfram von Eschenbach, Parsival
O Sonho
«É o Gabiru que se põe a falar sem tom nem som. Um homem absurdo. Olhos magnéticos de sapo. É uma parte do meu ser que abomino, é a única parte do meu ser que me interessa. Às vezes deita-me tinta nos nervos. Fala quando menos o espero. Chamo-o, não comparece. Se quero ser prático, gesticula dentro do casaco arripiado: - A alma! - a alma! - Singular filósofo! É capaz de desejar a morte para ver o que há lá dentro; é capaz de achar vulgares até as coisas eternas. Ao lado da vida constói outra vida. Sonha, e os seus sonhos são sempre irrealizáveis, transformam-se-lhe nas mãos em barro informe. Tôda a gente se ri - já sonha outra vez... Para êle a vida consiste, encolhido e transido, em embeber-se em sonho, em desfazer-se em sonho, em atascar-se em sonho. Meses inteiros ninguém lhe arranca palavra, dias inteiros ouço-o monologar no fundo de mim próprio. Ignora todas as realidades práticas.. Na árvore vê a alma da árvore, na pedra a alma da pedra. Deforma tudo. Põe a mão e molha - destinge sonho...
- A alma, - diz êle - ao contrário do que tu supões, a alma é exterior: envolve e impregna o corpo como um fluido envolve a matéria. Em certos homens a alma chega a ser visível, a atmosfera que os rodeia toma côr. Hà sêres cuja alma é uma contínua exalação. Há-os cuja alma é duma sensibilidade extrema: sentem em si todo o universo. Daí também simpatias e antipatias súbitas quando duas almas se tocam, mesmo antes de a matéria comunicar. O amor não é senão a impregnação desses fluidos, formando uma só alma, como o ódio é a repulsão dessa névoa sensível. É assim que o homem faz parte da estrela e a estrela de Deus. Nos vegetais, nas árvores, a alma é interior, pequenina emoção, pequenina alma ingénua e humilde, que se exterioriza em ternura a cada primavera: tocada pelo grande fluido esparso, vem à tona em oiro e verde, em deslumbramento. Nos minerais, na pedra concentrada e recalcada, que dor inconsciente, que esforço cego e mudo por não poder abalar as paredes e comunicar com a alma do universo! A pedra espera ainda dar flor.»
- A alma, - diz êle - ao contrário do que tu supões, a alma é exterior: envolve e impregna o corpo como um fluido envolve a matéria. Em certos homens a alma chega a ser visível, a atmosfera que os rodeia toma côr. Hà sêres cuja alma é uma contínua exalação. Há-os cuja alma é duma sensibilidade extrema: sentem em si todo o universo. Daí também simpatias e antipatias súbitas quando duas almas se tocam, mesmo antes de a matéria comunicar. O amor não é senão a impregnação desses fluidos, formando uma só alma, como o ódio é a repulsão dessa névoa sensível. É assim que o homem faz parte da estrela e a estrela de Deus. Nos vegetais, nas árvores, a alma é interior, pequenina emoção, pequenina alma ingénua e humilde, que se exterioriza em ternura a cada primavera: tocada pelo grande fluido esparso, vem à tona em oiro e verde, em deslumbramento. Nos minerais, na pedra concentrada e recalcada, que dor inconsciente, que esforço cego e mudo por não poder abalar as paredes e comunicar com a alma do universo! A pedra espera ainda dar flor.»
Raúl Brandão, Húmus
Hugo von Hofmannsthal
«A imaginação forte é conservadora.
Nós temos em toda a vida, especialmente na esfera da comunicação espiritual, o hábito errado de emprestarmos às outras pessoas muito daquilo que nos é próprio, como se tivesse de ser mesmo assim. Mas como elas, além disso, nos mostram também o que têm de si próprias, daí resultam, dado que nós procuramos criar uma unidade com as duas partes, autênticos monstros, semelhantes àqueles que, numa casa com muitos cantos, a luz de uma lanterna produz com uma parte de sombras e uma parte de objectos reais. Não há nenhuma operação mais útil mas, ao mesmo tempo, mais difícil que deduzir da imagem do outro aquilo que inconscientemente lhe foi emprestado. No entanto, só assim fazemos dos outros verdadeiras pessoas - ou, dito de uma maneira mais breve: o homem julga compreender os homens quando acrescenta a uma suposta e ilimitada analogia com o seu próprio eu ainda alguma coisa que é contrária a esse eu. É a experiência que leva cada um a poder lidar com pessoas que tem de imaginar, na sua essência, diferentes de si mesmo.»
Nós temos em toda a vida, especialmente na esfera da comunicação espiritual, o hábito errado de emprestarmos às outras pessoas muito daquilo que nos é próprio, como se tivesse de ser mesmo assim. Mas como elas, além disso, nos mostram também o que têm de si próprias, daí resultam, dado que nós procuramos criar uma unidade com as duas partes, autênticos monstros, semelhantes àqueles que, numa casa com muitos cantos, a luz de uma lanterna produz com uma parte de sombras e uma parte de objectos reais. Não há nenhuma operação mais útil mas, ao mesmo tempo, mais difícil que deduzir da imagem do outro aquilo que inconscientemente lhe foi emprestado. No entanto, só assim fazemos dos outros verdadeiras pessoas - ou, dito de uma maneira mais breve: o homem julga compreender os homens quando acrescenta a uma suposta e ilimitada analogia com o seu próprio eu ainda alguma coisa que é contrária a esse eu. É a experiência que leva cada um a poder lidar com pessoas que tem de imaginar, na sua essência, diferentes de si mesmo.»
Hugo von Hofmannsthal, Livro dos Amigos
Os Sonhos
«O meu corpo físico pode estar em Lucerna, no Colorado ou no Cairo, mas ao acordar cada manhã, ao retomar o hábito de ser Borges, emerjo invariavelmente de um sonho que acontece em Buenos Aires. As imagens podem ser cordilheiras, pântanos com andaimes, escadas de caracol que mergulham em caves, dunas cuja areia tenho de contar, mas qualquer dessas coisas é uma embocadura precisa do Bairro de Palermo ou do Sul. Na vigília estou sempre no meio de uma vaga neblina luminosa de tinta cinzenta ou azul; vejo nos sonhos ou converso com mortos, sem que nenhuma dessas coisas me espante. Nunca sonho com o presente, mas sim com uma Buenos Aires passada e com as galerias e clarabóias da Biblioteca Nacional na Rua do México. Quererá isto dizer que, para lé da minha vontade e da minha consciência, sou irreparavelmente, incompreensivelmente portenho?»
Jorge Luis Borges, Atlas
Tempo
Chegou a hora de voltar a levantar a cabeça. De contemplar o horizonte e partir. Os dias mais recentes, cinzentos, lavaram as almas humedecidas. É tempo de retomar o caminho. Um caminho composto de laços que se vão apertando e desapertando. De laços. Os laços que perduram, mesmo em silêncio, e que nos invadem em torrente, despertando a nossa noção de tempo e de duração.
sábado, 25 de dezembro de 2010
sexta-feira, 24 de dezembro de 2010
47
Como no verso antigo, sou feliz
por «esta sorte imensa, conhecer-te»
e já me tarda a luz onde procuro
outro mais puro modo de dizer-te.
Aos poucos vou fazendo maus poemas
com a rima calada dos sentidos,
até me descobrir a toda a gente
como um vulgar espelho transparente.
Já me esquecia, por uma qualquer
dor distraída que no corpo tinha,
de desenhar a melodia; mas
quando em ti penso sou seguro e claro;
gira a terra sem melancolia,
aceito tudo como o tempo o quis.
por «esta sorte imensa, conhecer-te»
e já me tarda a luz onde procuro
outro mais puro modo de dizer-te.
Aos poucos vou fazendo maus poemas
com a rima calada dos sentidos,
até me descobrir a toda a gente
como um vulgar espelho transparente.
Já me esquecia, por uma qualquer
dor distraída que no corpo tinha,
de desenhar a melodia; mas
quando em ti penso sou seguro e claro;
gira a terra sem melancolia,
aceito tudo como o tempo o quis.
António Franco Alexandre, Duende
The Solitary Reaper
Behold her, single in the field,
Yon solitary Highland Lass!
Reaping and singing by herself;
Stop here, or gently pass!
Alone she cuts and binds the grain,
And sings a melancholy strain;
O listen! for the Vale profound
Is overflowing with the sound.
No Nightingale did ever chaunt
More welcome notes to weary bands
Of travellers in some shady haunt,
Among Arabian sands:
A voice so thrilling ne’er was heard
In spring-time from the Cuckoo-bird,
Breaking the silence of the seas
Among the farthest Hebrides.
Will no one tell me what she sings?--
Perhaps the plaintive numbers flow
For old, unhappy, far-off things,
And battles long ago:
Or is it some more humble lay,
Familiar matter of to-day?
Some natural sorrow, loss, or pain,
That has been, and may be again?
Whate’er the theme, the Maiden sang
As if her song could have no ending;
I saw her singing at her work,
And o’er the sickle bending;--
I listened, motionless and still;
And, as I mounted up the hill
The music in my heart I bore,
Long after it was heard no more.
Yon solitary Highland Lass!
Reaping and singing by herself;
Stop here, or gently pass!
Alone she cuts and binds the grain,
And sings a melancholy strain;
O listen! for the Vale profound
Is overflowing with the sound.
No Nightingale did ever chaunt
More welcome notes to weary bands
Of travellers in some shady haunt,
Among Arabian sands:
A voice so thrilling ne’er was heard
In spring-time from the Cuckoo-bird,
Breaking the silence of the seas
Among the farthest Hebrides.
Will no one tell me what she sings?--
Perhaps the plaintive numbers flow
For old, unhappy, far-off things,
And battles long ago:
Or is it some more humble lay,
Familiar matter of to-day?
Some natural sorrow, loss, or pain,
That has been, and may be again?
Whate’er the theme, the Maiden sang
As if her song could have no ending;
I saw her singing at her work,
And o’er the sickle bending;--
I listened, motionless and still;
And, as I mounted up the hill
The music in my heart I bore,
Long after it was heard no more.
William Wordsworth (1803)
Romantismo
«O romantismo não reside concretamente nem na escolha dos assuntos, nem na verdade exacta, mas na maneira de sentir.
Procuraram-no fora, e só era possível encontrá-lo dentro.
Para mim, o romantismo é a expressão mais recente, mais actual do belo.
Existem tantas belezas quantas as maneiras habituais de procurar a felicidade.
A filosofia do progresso explica isto claramente; é que, como existiram tantos ideais quantas as formas como os povos entenderam a moral, o amor, a religião, etc., o romantismo não consistirá numa execução perfeita, mas numa concepção análoga à moral do século.
Foi por alguns o terem situado na perfeição do ofício que tivemos o rococó do romantismo, sem dúvida o mais insuportável de todos.
Logo, antes de mais nada, é preciso conhecer os aspectos da natureza e as situações do homem, que os artistas do passado desprezaram ou não conheceram.
Quem diz romantismo diz arte moderna - isto é, intimidade, espiritualidade, cor, aspiração ao infinito, expressas por todos os meios que as artes comportam.»
Procuraram-no fora, e só era possível encontrá-lo dentro.
Para mim, o romantismo é a expressão mais recente, mais actual do belo.
Existem tantas belezas quantas as maneiras habituais de procurar a felicidade.
A filosofia do progresso explica isto claramente; é que, como existiram tantos ideais quantas as formas como os povos entenderam a moral, o amor, a religião, etc., o romantismo não consistirá numa execução perfeita, mas numa concepção análoga à moral do século.
Foi por alguns o terem situado na perfeição do ofício que tivemos o rococó do romantismo, sem dúvida o mais insuportável de todos.
Logo, antes de mais nada, é preciso conhecer os aspectos da natureza e as situações do homem, que os artistas do passado desprezaram ou não conheceram.
Quem diz romantismo diz arte moderna - isto é, intimidade, espiritualidade, cor, aspiração ao infinito, expressas por todos os meios que as artes comportam.»
Charles Baudelaire, A Invenção da Modernidade
Subscrever:
Mensagens (Atom)

