Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Anche in una società più decente di questa, mi sa che mi troverò a mio agio e d'accordo sempre con una minoranza. (Nanni Moreti)
Acerca de mim
sexta-feira, 14 de outubro de 2011
Écloga Perdida
À beira do meu verso não há flores,
Nem verdes ramos nem canaviais,
Nem vergônteas esguias como ais
Ondulam com os ventos voadores.
Ninguém passa também nos areais
Desertos. Aves, nuvens, leves cores:
- Nem sequer esse fáceis pormenores
De soluços monótonos e iguais.
Se a tarde empalidece de tristeza
E poisa magoada na aspereza
Dos montes, o regato ganha vida,
E estende para a noite enorme e langue
No grito solitário do meu sangue
O sonho de uma écloga perdida.
Nem verdes ramos nem canaviais,
Nem vergônteas esguias como ais
Ondulam com os ventos voadores.
Ninguém passa também nos areais
Desertos. Aves, nuvens, leves cores:
- Nem sequer esse fáceis pormenores
De soluços monótonos e iguais.
Se a tarde empalidece de tristeza
E poisa magoada na aspereza
Dos montes, o regato ganha vida,
E estende para a noite enorme e langue
No grito solitário do meu sangue
O sonho de uma écloga perdida.
Bernardim Ribeiro
quarta-feira, 12 de outubro de 2011
Crítico
«Para um crítico, o primeiro requisito é o temperamento, um temperamento finamente susceptível à beleza e às várias impressões que a beleza nos transmite. Sob que condições, e por que meios, este temperamento é engendrado na raça ou no indivíduo, não discutiremos de momento. Basta apenas notar que existe, e que há em nós, um sentido de beleza, distinto dos outros sentidos e acima deles, distinto da razão, mas de uma qualidade mais nobre, distinto da alma, mas de igual valor, um sentido que leva alguns a criar, e outro, espíritos mais finos, segundo me parece, unicamente a contemplar. Mas para se purificar e tornar perfeito, este sentido exige um determinado tipo de ambiente refinado. Sem isso, morre à míngua ou embota-se. Lembras-te decerto daquele passo em que Platão descreve como um jovem grego deve ser educado, e com que insistência ele refere a importância do que o circunda, dizendo-nos como o rapaz deve ser educado no meio de vistas e sons amoráveis, de modo a que a beleza das coisas materiais possa reparar a sua alma para a recepção da beleza que é espiritual. Insensivelmente, e sem saber o que o impele, desenvolverá aquele verdadeiro amor da beleza que é, como Platão nunca se cansa de nos lembrar, o verdadeiro fim da educação. De modo lento e gradual, criar-se-á nele um temperamento que o levará, simples e naturalmente, a escolher o bem em detrimento do mal, e, rejeitando o que é vulgar e discordante, a seguir por meio de um gosto fino e instintivo tudo aquilo que é dotado de graça, encanto e beleza. Por fim, em devida altura, este gosto tornar-se-á crítico e consciente de si, embora, a princípio, exista unicamente como um instinto cultivado, e «aquele que tiver recebido esta cultura verdadeira do homem interior verá, com visão clara e segura, as faltas e omissões na arte e na natureza, e, com um gosto incapaz de errar, enquanto elogia e acha prazer no que é bom e o recebe na sua alma, e assim se torna bom e nobre, também censurará e odiará o mal, mesmo nos seus dias de juventude, e ainda antes de saber por que o faz»; assim, quando, mais tarde, o espírito crítico e consciente de si se desenvolver nele, «reconhecê-lo-á e saudá-lo-á como um amigo a quem a sua educação tornou familiar». Será escusado dizer Ernest, como ficámos aquém, em Inglaterra, deste ideal, e posso bem imaginar o sorriso que iluminaria a cara luzidia do filisteu se alguém se lembrasse de lhe sugerir que o verdadeiro fim da educação era o amor da beleza, e que os métodos por meio dos quais a educação se faz são o desenvolvimento do temperamento, a correcção do gosto e a criação do espírito crítico.»
Oscar Wilde, «O Crítico como Artista», in Intenções, quatro ensaios sobre estética
terça-feira, 11 de outubro de 2011
L'errore radicale
«La legge della connessione esprime in generale la supremazia del necessario nella struttura del logos. Questa supremazia, che viene consolidata e ribadita tirannicamente dal vincolo deduttivo, raccoglie agglutinandoli assieme glioggetti astratti già costituiti, cosicché l'essere e la verità che da questi conseguivano vanno perdendo, nel movimento discendente, il primitivo carattere di istantaneità, e il loro richiamo all'immediatezza risulta sempre più sbiadito e sfocato. L'essere e la verità diventano "scientifici", strumenti di una costruzione - sopraffatti come sono dal necessario - e semplici designazioni di un oggetto astratto.
In questa tendenza c'è un elemento degenerativo. La spinta del necessario porta a falsificare la natura dell'espressione. Già si è accennato all'illusorietà connessa al trasferimento della necessità discendente entro la sfera delle espressioni prime. Tutto à apparenza, ma l'illusione è apparenza nell'apparenza. Il controriflusso è invero un tentativo di duplicazione dello slancio primario dell'espressione: attraverso la doppia inversione del riflusso edella deduzione, quest'ultima si trova a ripercorrere la stessa direzione delle espressioni prime. Ma tale parvenza di vita sorgiva opera illusoriamente, poiché la comistione di giuoco e violenza à sostituita dal gioco incontrastato della necessità.
Non un errore dell'individuo, che appartiene al logos spurio, bensì un errore radicale è alla base di questa illusione. L'oggetto aggregato, che era stato prodotto da quella commistione, in cui andava prevalendo la necessità, viene poi, viene poi riconosciuto in modo sbrigativo, nella costruzione deduttiva, come formato esclusivamente dalla necessità. E dove l'errore risulta più deformante, e più indecifrabile, è nel tessuto delle espressione prime e dei loro ricordi diretti; qui l'inversione graduale del nesso della causalità trasferisce all'indietro - interpolando una preesistenza sostitutiva - gli oggetti integrati, o addirittura gli universali e gli oggetti composti: Così il ricordo dell'attimo è interpretato, ricostruito come un oggetto necessario: tale è l'opera dell'erore radicale. Il mondo del divenire, della storia, dell'azione si fonda su questo errore, e perciò lo chiamo illusorio. Difatti l'attimo esce da un nesso espressivo in cui giuoco e violenza sono inscindiblimente intrecciati, e il ricordo dell'attimo da uno in cui contingente e necessario sono inviluppati in un'identica commistione: sostituirli con oggetti prodotti dal vincolo della necessità è dunque una falsificazione radicale. Eppure questa è nella natura del logos: ogni espressione viene spogliata del suo elemento di giuoco, ovunque si realizza una fagocitazione del contingente per opera del necessario. Prima che si giunga alle rappresentazioni astratte, nel paesaggio tra ciò che viene espresso e la sua espressione è inafferrabile le sfumatura manifestante di giuoco e di violenza, e certo non c'è ancora nessuna decisione a favore dell'uno o dell'altra: questa incertezza segreta è il fremito della vita.»
In questa tendenza c'è un elemento degenerativo. La spinta del necessario porta a falsificare la natura dell'espressione. Già si è accennato all'illusorietà connessa al trasferimento della necessità discendente entro la sfera delle espressioni prime. Tutto à apparenza, ma l'illusione è apparenza nell'apparenza. Il controriflusso è invero un tentativo di duplicazione dello slancio primario dell'espressione: attraverso la doppia inversione del riflusso edella deduzione, quest'ultima si trova a ripercorrere la stessa direzione delle espressioni prime. Ma tale parvenza di vita sorgiva opera illusoriamente, poiché la comistione di giuoco e violenza à sostituita dal gioco incontrastato della necessità.
Non un errore dell'individuo, che appartiene al logos spurio, bensì un errore radicale è alla base di questa illusione. L'oggetto aggregato, che era stato prodotto da quella commistione, in cui andava prevalendo la necessità, viene poi, viene poi riconosciuto in modo sbrigativo, nella costruzione deduttiva, come formato esclusivamente dalla necessità. E dove l'errore risulta più deformante, e più indecifrabile, è nel tessuto delle espressione prime e dei loro ricordi diretti; qui l'inversione graduale del nesso della causalità trasferisce all'indietro - interpolando una preesistenza sostitutiva - gli oggetti integrati, o addirittura gli universali e gli oggetti composti: Così il ricordo dell'attimo è interpretato, ricostruito come un oggetto necessario: tale è l'opera dell'erore radicale. Il mondo del divenire, della storia, dell'azione si fonda su questo errore, e perciò lo chiamo illusorio. Difatti l'attimo esce da un nesso espressivo in cui giuoco e violenza sono inscindiblimente intrecciati, e il ricordo dell'attimo da uno in cui contingente e necessario sono inviluppati in un'identica commistione: sostituirli con oggetti prodotti dal vincolo della necessità è dunque una falsificazione radicale. Eppure questa è nella natura del logos: ogni espressione viene spogliata del suo elemento di giuoco, ovunque si realizza una fagocitazione del contingente per opera del necessario. Prima che si giunga alle rappresentazioni astratte, nel paesaggio tra ciò che viene espresso e la sua espressione è inafferrabile le sfumatura manifestante di giuoco e di violenza, e certo non c'è ancora nessuna decisione a favore dell'uno o dell'altra: questa incertezza segreta è il fremito della vita.»
Giorgio Colli, Filosofia dell'espressione
segunda-feira, 10 de outubro de 2011
Cabra-cega
«Agora a pergunta era tão clara que eu não achei uma sombra para me esconder. De outras vezes, outra gente me perguntara o mesmo. E nunca soube responder. Falavam-me de fora, de outro mundo, com uma linguagem diferente. E assim, as nossas ideias jogavam à cabra-cega. Eu próprio, quando queria entender-me, espreitando-me donde me não suspeitasse, não tinha razões talhadas à medida do meu sonho. Os princípios do senso, da justiça, talvez tivessem envelhecido e não pudessem acompanhar o meu anseio. Só metido dentro de mim eu me compreendo todo e sem razões. Hei-de um dia tombar e arrefecer. Talvez então seja possível a outros ler em rigor o que se imobilizou da minha agitação. Até lá, é difícil. Qualquer coisa me está sempre forçando os limites, mesmo da regra que julgo dar-me. Um vento largo ergueu-se não sei donde e arrebatou-me. Lembra-me bem como tudo aconteceu. Mas quando penso no que eu fui, não me parece que tenha acontecido nada de extraordinário. É como se eu tivesse já nascido para isso. Meu pai às vezes dizia: «Hoje vou ter sorte»; ou: «Hoje vai-me acontecer uma desgraça.» O mais difícil era convencer-se de que seria assim. Porque depois, durante o dia, só tinha de andar atento para achar a desgraça com a sorte que profetizara. Mas nunca fui capaz de entender que arcanjos da vida o faziam acreditar assim nos anúncios do seu destino. Havia sol ou chuva no céu, nem sempre o comer estava pronto a horas, às vezes o filho mais novo chorava sem razões adultas, ou qualquer coisa parecida. Mas é difícil pensar que factos desses decidissem das certezas de meu pai.»
Vergílio Ferreira, «Adeus», in Contos
domingo, 9 de outubro de 2011
Murmure
«Est-ce moi? Ce grand homme nu, qui s'étonne de vivre, et ses mains le parcourent, le poitrail, les muscles, l'arcature: quel âge as-tu, garçon? La trentaine, un peu plus. L'âge de rencontrer Murmure. Dans ce temps-lá, je me dispersais comme un feu, d'une canne ou du pied, pour voir les dernières étincelles ranimer les cendres, éparpiller l'éclat. Comme je me ressemble encore! Est-ce que j'ai rêvé tout le reste, après, trois semaines, trois heures, trente ans... Tout n'aurait donc été, nous et le monde, qu'un long rêve? Je suis celui des premiers jours, je ne t'appelle pas encore Murmure, et tu dors sans savoir quil est advenu toute cette histoire des années... je suis celui des premiers jours, et tout ce que j'ai rêvé, c'est comme dans l'homme qui tombe à mourir, cette chute de la vie à rebours, le vivre revécu, rien n'a eu lieu, c'est toujours la première nuit de nous, la première fois que je me réveille et tu dors. Je me réveille, ce grand homme maigre et violent, sa jeunesse, ayant perdu dans tes bras sa folie, tout à coup l'avenir à sa taille, et frémissant de ta présence, regardant la nuit pour la première fois, et le monde obscur ainsi pour la première fois. Ah tu es là, tu respires. Écoute-moi, je suis peut-être un autre. Dans quel instant d'aimer sommes-nous soudain surpris? Qu'une chose, une seule, ait varié dans l'ombre, et rien du reste n'est plus notre décor éveillé, il faut tout remettre à l'échelle, il suffit sur la chaise d'une étoffe inconnue, une longue robe mauve aux grandes manches fendues, comme on voit je ne sais dans quel Watteau, où les gens s'en vont dans un parc en faisant de grands gestes pâles... il faut remettre à l'échelle d'un taffetas tout ce qu'on pense, et ce qu'on est, et ce qui se passe là-bas sur un lac vaguement encore éclairé...
Je me réveille, et c'est au monde qu'il me faut demander quel âge as-tu?»
Je me réveille, et c'est au monde qu'il me faut demander quel âge as-tu?»
Louis Aragon, «Premier conte de la chemise rouge. Murmure», in La Mise à Mort
sábado, 8 de outubro de 2011
Grote Markt
Vamos sentar-nos.
A vida rasga-se de muitas maneiras.
Sentiu o braço do pai
sem nenhum músculo, a película da pele
e pensou no amigo do colégio que lhe ensinara, no final de
um ano lectivo, a dobrar um casaco
estende-o em cima da cama, do avesso
dobra-o, enquanto fazes com o punho pequena pressão
um ombro recebe o outro ombro
a gola fica direita e segue a lonjura das abas e as mangas, vê,
ficaram dentro. Volta a dobrar
era um embrulho pequeno, brilhava o forro cinzento.
Porque lhe viera à lembrança o braço envelhecido
e a voz de quem o levara a uma primeira e única corrida de
toiros
morrera, mal o toiro saíra da arena
sem que tivesse receado alguma vez esse momento e o casaco
ficou dobrado muitos dias sobre a cama, esmaecida
cinza coloria o verão que me faltava cumprir.
Sentados no enrugado embrulho da Grand Place, ao modo de
quem espera um canto de saco
para partir de viagem, ao modo de um lamento. Do roi d'
espagne e dos Paços que foram do senhor duque de Brabante
desanimados sons lançavam no ar pesado. Tinha
olhos verdes
verde de água parada de nenúfar
água de lago.
A vida rasga-se de muitas maneiras.
Sentiu o braço do pai
sem nenhum músculo, a película da pele
e pensou no amigo do colégio que lhe ensinara, no final de
um ano lectivo, a dobrar um casaco
estende-o em cima da cama, do avesso
dobra-o, enquanto fazes com o punho pequena pressão
um ombro recebe o outro ombro
a gola fica direita e segue a lonjura das abas e as mangas, vê,
ficaram dentro. Volta a dobrar
era um embrulho pequeno, brilhava o forro cinzento.
Porque lhe viera à lembrança o braço envelhecido
e a voz de quem o levara a uma primeira e única corrida de
toiros
morrera, mal o toiro saíra da arena
sem que tivesse receado alguma vez esse momento e o casaco
ficou dobrado muitos dias sobre a cama, esmaecida
cinza coloria o verão que me faltava cumprir.
Sentados no enrugado embrulho da Grand Place, ao modo de
quem espera um canto de saco
para partir de viagem, ao modo de um lamento. Do roi d'
espagne e dos Paços que foram do senhor duque de Brabante
desanimados sons lançavam no ar pesado. Tinha
olhos verdes
verde de água parada de nenúfar
água de lago.
João Miguel Fernandes Jorge, Sobre Mármore
quinta-feira, 6 de outubro de 2011
There is an Eminence
There is an Eminence - of these our hills
The last that parleys with the setting sun;
We can behold it from our orchard seat;
And, when at evening we pursue our walk
Along the public way, this Peak, so high
Above us, and so distant in its height,
Is visible; and often seems to send
Its own deep quiet to restore our hearts.
The meteors make of it a favourite haunt:
The star of Jove, so beautiful and large
In the mid heavens, is never half so fair
As when he shines above it. "Tis in truth
The loneliest place we have among the clouds.
And she who dwells with me, whom I have loved
With such communion, that no place on earth
Can ever be a solitude to me,
Hath to this lonely Summit given my Name.
The last that parleys with the setting sun;
We can behold it from our orchard seat;
And, when at evening we pursue our walk
Along the public way, this Peak, so high
Above us, and so distant in its height,
Is visible; and often seems to send
Its own deep quiet to restore our hearts.
The meteors make of it a favourite haunt:
The star of Jove, so beautiful and large
In the mid heavens, is never half so fair
As when he shines above it. "Tis in truth
The loneliest place we have among the clouds.
And she who dwells with me, whom I have loved
With such communion, that no place on earth
Can ever be a solitude to me,
Hath to this lonely Summit given my Name.
William Wordsworth
quarta-feira, 5 de outubro de 2011
Aborrecimento
«A capacidade para suportar uma vida mais ou menos monótona deve ser adquirida desde a infância. A este respeito, os pais modernos são bastante censuráveis; proporcionam aos filhos demasiados prazeres passivos, tais como espectáculos e guloseimas, e não compreendem a importância que tem para uma criança um dia ser igual a outro dia, excepto, é claro, nalgumas raras ocasiões. Em geral, os prazeres da infância deveriam ser aqueles que a própria criança descobrisse no seu ambiente por meio de algum esforço e imaginação. Os prazeres que excitam e ao mesmo tempo não implicam qualquer exercício físico, o teatro por exemplo, só lhes seriam facultados muito raramente. A excitação é da mesma natureza dos narcóticos que cada vez se tornam mais exigentes, e a passividade física durante a excitação é contrária ao instinto. Uma criança desenvolve-se melhor quando, tal como uma jovem planta, a deixam tranquila no mesmo solo. Demasiadas viagens, demasiadas variedades de impressões não são boas para as crianças, incapazes de suportar uma monotonia fecunda. Não quero dizer que a monotonia tenha algum mérito em si mesma; quero somente afirmar que algumas coisas boas não são possíveis senão quando há um certo grau de monotonia. Consideremos, por exemplo, o Prelúdio, de Wordsworth. Torna-se evidente a qualquer leitor que tudo o que tem algum valor nos pensamentos e sentimentos de Wordsworth seria absolutamente estranho a um jovem citadino corrompido por uma vida dissipada. Um jovem que tenha algum sério propósito construtivo, suportará voluntariamente uma dose considerável de aborrecimento se julgar que isso lhe pode ser necessário. Mas projectos construtivos não se formam facilmente no cérebro de quem leve uma vida de distracções e dissipações, pois nesse caso os seus pensamentos serão sempre orientados para os prazeres imediatos mais do que para realizações distantes. Por todas estas razões, uma geração incapaz de suportar o aborrecimento será uma geração de homens medíocres, de homens que se divorciaram indevidamente do lento progresso da Natureza, de homens nos quais murcham lentamente todos os impulsos vitais, como se fossem flores cortadas num vaso.»
Bertrand Russell, A Conquista da Felicidade
terça-feira, 4 de outubro de 2011
Drama
«O drama verdadeiro só é pensável enquanto produto do impulso colectivo de todas as artes para a mais imediata comunicação a um público colectivo: cada modalidade artística singular só consegue abrir-se ao completo entendimento do público colectivo por meio da sua comunicação colectiva com as restantes modalidades artísticas no drama, pois que a intenção de cada modalidade artística singula só se obtém inteiramente no agir conjunto de todas as modalidades artísticas, no qual elas se dão a entender e se entendem mutuamente.»
Richard Wagner, A Obra de Arte do Futuro
sábado, 1 de outubro de 2011
Sfogare la colera
«Se sono furioso per una qualche ragione, mi può capitare di colpire la terra o un albero con il mio bastone, ecc. Così facendo però non credo che la colpa sia della terra o che colpirla possa servire a qualcosa. «Sfogo la mia colera». E tutti i riti sono di questa specie. Queste azioni si possono chiamare azioni instintive. - E una spiegazione storica che per esempio affermasse che in tempi passati io o i miei antenati abbiamo creduto che colpire la terra serva a qualcosa sarebbe un imbroglio, perché queste sono ipotesi superflue, che non spiegano niente. Ciò che importa è la somiglianza dell'atto con un atto di punizione, ma più di questa somiglianza non si può constatare.
Se poi colleghiamo un tale fenomeno con un istinto che io stesso possiedo, allora sarà proprio questa la spiegazione desiderata; cioè quella che risolve questa particolare difficoltà. E ogni ricerca ulteriore sulla storia del mio istinto si muoverà d'ora in poi su altri binari.
Non dev'essere stata una ragione da poco, anzi non può essere stata neppure una ragione, quella per cui certe razze umane hanno adorato la quercia, ma semplicemente il fatto che quelle razze e la quercia erano unite in una comunità di vite, e perciò si trovavano vicine non per scelta, ma per essere cresciute insieme, come il cane e la pulce. (Se le pulci sviluppassero un rito, riguraderebbe il cane).»
Se poi colleghiamo un tale fenomeno con un istinto che io stesso possiedo, allora sarà proprio questa la spiegazione desiderata; cioè quella che risolve questa particolare difficoltà. E ogni ricerca ulteriore sulla storia del mio istinto si muoverà d'ora in poi su altri binari.
Non dev'essere stata una ragione da poco, anzi non può essere stata neppure una ragione, quella per cui certe razze umane hanno adorato la quercia, ma semplicemente il fatto che quelle razze e la quercia erano unite in una comunità di vite, e perciò si trovavano vicine non per scelta, ma per essere cresciute insieme, come il cane e la pulce. (Se le pulci sviluppassero un rito, riguraderebbe il cane).»
Ludwig Wittgenstein, Note sul "Ramo d'Oro" di Frazer
Political
«The Nicomachean Ethics - dedicated to Aristotle's son Nicomachus, says Porphyry; edited by him, say others - is the most brilliant set of lecture notes ever written; and just because they are lecture notes, with all the disadvantages of occasional compression or repetition or inaccurate cross-referencing, we can almost hear in them from time to time the tone of Aristotle's spoken voice. It is magisterial and it is unique; but it is also a voice that seeks to be more than merely Aristotle's own. "What do we say on such and such a topic?" is a question that he continuously asks, not "What do I say?" Who is this "we" in whose name he writes? Aristotles takes himself not to be inventing an account of the virtues, but to be articulating an account that is implicit in the thought, utterance and action of an educated Athenian. He seeks to be the rational voice of the best citizens of the best city-state; for he holds that the city-state is the unique political form in whitch alone the virtues of human life can be genuinely and fully exhibited. Thus a philosophical theory of the virtues is a theory whose subject-matter is that pre-philosophical theory already implicit in and presupposed by the best contemporary practice of the virtues. This of course does not entail that practice, and the pre-philosophical theory implicit in practice are normative for philosophy necessarily has a sociological, or as Aristotle would have said, political starting-point.»
Alasdair MacIntyre, After Virtue, a study in moral theory
The New Remorse
The sin was mine; I did not understand.
So now is music prisoned in her cave,
Save where some ebbing desultory wave
Frets with its restless whirls this meagre strand.
And in the withered hollow of this land
Hath Summer dug herself of this land
That hardly can the leaden willow crave
One silver blossom from keen Winter's hand.
But who is this who cometh by the shore?
(Nay, love, look up and wonder!) Who is this
Who cometh in dyed garments from South?
It is thy new-found Lord, and he shall kiss
The yet unravished roses of thy mouth,
And I shall weep and worship, as before.
So now is music prisoned in her cave,
Save where some ebbing desultory wave
Frets with its restless whirls this meagre strand.
And in the withered hollow of this land
Hath Summer dug herself of this land
That hardly can the leaden willow crave
One silver blossom from keen Winter's hand.
But who is this who cometh by the shore?
(Nay, love, look up and wonder!) Who is this
Who cometh in dyed garments from South?
It is thy new-found Lord, and he shall kiss
The yet unravished roses of thy mouth,
And I shall weep and worship, as before.
Oscar Wilde, Poemas
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